
di Gabriella Notorio
Ci deve far rabbrividire ciò che il governo Meloni sta facendo alle donne. Un governo con a capo una donna, quella che avrebbe dovuto fare la storia, e che ormai scrive, giorno dopo giorno, qualche pagina nera in più contro le donne. E questa volta la questione tocca la salute.
Sappiamo tutti che il tumore al seno è la seconda causa di morte femminile nel mondo e a sopravvivere sono principalmente le donne che, attraverso la prevenzione, riescono ad avere una diagnosi precoce. La battaglia contro il carcinoma femminile, la neoplasia più diffusa tra le donne in tutte le fasce di età, si combatte contro il tempo. Secondo il rapporto “I numeri del cancro 2023”, pubblicato a cura di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, in Italia per il 2023 sono state stimate circa 55.500 nuove diagnosi di tumore al seno nelle persone di sesso femminile. Tuttavia, più veloce è la diagnosi più è possibile intervenire in modo tempestivo ed efficace, riducendo le conseguenze e gli effetti anche nel lungo tempo. E, invece, cosa fa questo governo su un tema così delicato?
Tagli i fondi proprio alla prevenzione!
Possiamo morire, care donne. La verità è questa! Ed è amara!
L’emendamento che mirava a stanziare 6 milioni di euro all’anno, per tre anni, estendendo lo screening nazionale alle donne nella fascia di età 45-49 anni e 70-74 per la diagnosi precoce del carcinoma mammario ha ricevuto il no dal governo e dal Mef il 19 marzo 2025, durante l’esame delle proposte di modifica in Commissione Bilancio, per mancanza di fondi. Fondi che non mancano quando si tratta di armi. Fondi puntualmente sottratti alla sanità e alla cura.
È ormai chiaro che questo governo non in investe sulla salute e né tantomeno sulle donne. Il governo di una donna contro le donne!
Soprattutto è immorale la motivazione al diniego. Mancanza di fondi. Tra l’altro solo alcune regioni d’Italia riescono ad allungare la fascia di donne incluse nei programmi di screening. Assistiamo così ad un problema di democrazia, una grande disparità in termini di diritti e trattamento, la stessa disparità contemplata ed auspicata dall’autonomia differenziata.
È normale chiedersi perché il governo Meloni appaia così tanto disinteressato alla sanità, alla tutela della salute e in particolare alla tutela delle donne in tanti ambiti.
La battaglia contro il carcinoma mammario in un paese civile e in uno Stato di diritto non sarebbe mai banalmente messo alla porta! Sono lontane le passerelle dell’8 marzo e del 25 novembre. E la realtà è drammatica e sconcertante perché quando c’è da battersi per i diritti e le libertà femminili ci sono tutti, tranne il governo Meloni. Un governo che non porge l’altra guancia, bensì dà invece un altro schiaffo al mondo femminile proprio nel mese di marzo, il mese in cui si rende omaggio e memoria alla storia delle lotte e delle battaglie delle donne
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