
A Marano si compie un nuovo passo nella lotta alla criminalità organizzata e nel riutilizzo sociale dei beni confiscati. La villa appartenuta al boss Polverino, simbolo di potere e illegalità, sarà destinata a servizi per la collettività. Un risultato che segna un’importante vittoria per chi, nelle istituzioni, ha sempre creduto nella necessità di restituire questi beni alla cittadinanza.
“Lo schiaffo alla camorra sarà dato anche con il mio contributo”, aveva dichiarato con forza in Consiglio Comunale Stefania Fanelli, consigliera di Sinistra Italiana, ribadendo il proprio impegno affinché quanti più beni confiscati possano essere riutilizzati per finalità pubbliche. Una dichiarazione che resta agli atti, come resta agli atti ogni voto espresso in aula, perché la lotta alla criminalità non è solo una questione di principi, ma di azioni concrete.
Proprio in questa direzione, Fanelli aveva votato sì al nuovo regolamento che amplia le finalità per il riutilizzo dei beni confiscati, includendo anche l’uso istituzionale, come previsto dalla legge, per offrire servizi ai cittadini. Ed è in questo quadro che oggi si apprende dell’interesse manifestato dall’Istituto Geografico e dall’Osservatorio Vulcanologico per la struttura, che sarà consegnata al Comune.
Un’opposizione costruttiva e intelligente
Un risultato ottenuto anche grazie a una parte di opposizione che ha scelto di essere costruttiva, dimostrando che non esistono vie di mezzo quando si tratta di contrastare la camorra. “Duri lo si deve essere contro la camorra sempre, soprattutto nei luoghi della rappresentanza, come il Consiglio Comunale”, ha sottolineato Fanelli, ricordando che le scelte politiche devono rispondere unicamente agli interessi dei cittadini, non a logiche di partito o di convenienza.
Non tutti, però, hanno compreso l’importanza di questa decisione. C’è chi ha votato contro, chi ha abbandonato l’aula, chi ha agito per partito preso o per semplice ignoranza sul provvedimento in discussione. Eppure, il regolamento approvato ha sanato l’utilizzo, ai fini di pubblica utilità, di un bene confiscato, acquisito al patrimonio comunale in base alla legge 47/85 sull’abusivismo edilizio. “Come si può votare contro un atto del genere?”, si chiede Fanelli, puntando il dito contro chi ha scelto di opporsi o di defilarsi davanti a una decisione cruciale per la comunità.
“Lo schiaffo alla camorra, anche con il mio contributo”
L’approvazione di questo regolamento segna un’altra vittoria nella battaglia per il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Per Fanelli, il messaggio è chiaro: gli interessi generali e i bisogni delle persone devono venire prima degli interessi di bandiera.
Mentre qualcuno si perde nei dibattiti su un’opposizione “morbida” o “dura”, a contare sono i fatti. “E i fatti dimostrano che il pugno duro contro la camorra è sempre più duro”, conclude Fanelli.
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